A N E I

Associazione Nazionale Ex Internati 
nei Lager nazisti
– Volontari della Libertà –
Cerca
Close this search box.

“Parlare dei lager perché le loro porte siano chiuse per sempre, perché non vi siano più reticolati nel mondo, parlare perché i morti non possono parlare e solo i sopravvissuti possono farlo anche per loro”

Essendo stato deportato nei lager ed avendo rifiutato la liberazione per non servire l’invasore tedesco e la repubblica sociale durante la resistenza, è autorizzato a fregiarsi. Ai sensi della Legge 1-12-1977 n.907, del distintivo d’onore per i patrioti VOLONTARI DELLA LIBERTÀ, istituito con decreto luogotenenziale n.350 del 3-5-1945 (Motivazione del distintivo di Volontario della Libertà concesso agli Internati Militari Italiani).

 

 

“La storia del nostro Paese, che voi avete contribuito a tracciare per conto vostro, è la medesima: è un solco di onore e di dignità. Ma occorre che non sia dimenticata”

                                                                                                Ferruccio Parri

ULTIME NEWS !!!

L’ESEMPIO DEGLI INTERNATI MILITARI CONTRO TUTTE LE GUERRE

Documento dei presidenti di sezione e del direttivo ANEI

 

I presidenti delle sezioni dell’Associazione Nazionale Ex Internati nei Lager nazisti (ANEI), riuniti ad Abano Terme (PD), assieme alla presidente Anna Maria Sambuco e ai consiglieri nazionali, sono allarmati di fronte agli sviluppi della situazione internazionale, che coinvolgono anche il nostro Paese. Sentono quindi il dovere di esprimere il loro sgomento per la corsa agli armamenti che caratterizza la politica europea e quella mondiale.

In questo momento è di grandissima attualità l’esempio dei 650.000 Internati Militari Italiani che, mettendo in gioco le loro vite (50.000 morirono nei Lager) dall’8 settembre 1943 in poi, dissero “No” alla richiesta di imbracciare le armi a fianco delle truppe fasciste e naziste. Mai prima, nella storia, un numero così grande di soldati aveva rifiutato la guerra; successe perché i nostri militari l’avevano conosciuta e avevano capito che era stata ingiusta, aggressiva e imperialista.

Oggi ci sono tantissime analogie con un passato non molto lontano: anche alla fine degli anni Trenta del Novecento la corsa agli armamenti consegnò l’Europa e il mondo a un conflitto globale; il nazionalismo, il razzismo e l’espansionismo, prodotti da ideologie aberranti, diedero origine alla Seconda guerra mondiale.

Credevamo che l’umanità avesse sepolto tutto questo per sempre; invece, il rischio di ripiombare nella tragedia a livello planetario viene evocato dalle scelte di regimi illiberali e autoritari che sconfessano i valori sanciti nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e nei trattati internazionali. Cosicché molte popolazioni oggi subiscono sia la violenza della guerra sia la propaganda di regimi sempre più autocratici.

Esempi di intolleranza e di sopraffazione giungono da ogni parte del mondo.  Sembra che la democrazia, considerata finora un valore imprescindibile, stia diventando sempre più un limite insopportabile per chi governa. Anche nel nostro Paese si manifestano segnali di questa insofferenza, che mette in discussione il principio fondamentale della divisione dei poteri ribadito dalla nostra Costituzione. Una Carta costituzionale fondata sulla sconfessione della dittatura fascista e sull’affermazione della libera espressione del popolo nella sua unità, garantita dalla democrazia.

Di certo, mai, dalla fine della Seconda guerra mondiale, siamo stati così vicini allo scoppio di un conflitto che potrebbe mettere in discussione la stessa sopravvivenza dell’umanità; ancora una volta è l’Europa che accende la miccia.

Durante la guerra fredda il buon senso, di fronte al pericolo nucleare, prevalse. Mentre ora non c’è tregua alla guerra in Ucraina determinata dall’invasione russa. Se era giusto soccorrere il Paese aggredito, doveva essere altrettanto scontato spendersi in qualsiasi modo per arrivare alla pace. Invece assistiamo a un’escalation della spesa internazionale per gli armamenti. Ciò sottrae risorse al benessere delle persone e aumenta il pericolo di una inarrestabile espansione del conflitto.

Altri scenari di guerra ci coinvolgono per la vicinanza e per l’orrore. Come potremmo dimenticare ciò che sta succedendo in Palestina e in Israele? Quella questione mai risolta sta proponendo ancora uno scenario di violenza ingiustificabile e di ritorsioni sproporzionate, senza che ci sia davvero la voglia di cercare una soluzione pacifica; col risultato che vengono uccise decine di migliaia di persone inermi e si alimentano anche vergognosi rigurgiti antisemiti.

In generale, se da un lato non si può negare il diritto di difendersi dalle aggressioni militari o terroristiche, dall’altro non si può accettare che la guerra sia considerata l’unica scelta possibile. Non a caso, l’articolo 11 della nostra splendida Costituzione sancisce che «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali».

Allora, si prenda esempio dagli IMI e dal loro “No” alla barbarie nazifascista; si eviti di alimentare la spirale della corsa agli armamenti, che può avere solo un esito letale; si faccia di tutto per arrivare a una mediazione tra le parti e per raggiungere il solo obiettivo cui dovrebbe puntare l’Umanità: la Pace.

Abano Terme, 5 maggio 2024

 

COMUNICATO SCURATI

 

Aprile 2024

Pubblichiamo sul nostro sito il testo sul 25 aprile che Francesco Scurati avrebbe dovuto pronunciare sul canale RaiTre per due motivi:

1. L ‘antifascismo è la nostra Carta[WU1]  d’Identità. La nostra Associazione   custodisce la memoria degli Internati Militari Italiani e del loro NO al fascismo e al nazismo.

2. Fra i nostri principi fondamentali c’è la difesa dei valori della Costituzione che prevede all’art 21:” Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure” 

di Antonio Scurati

Lo attesero sotto casa in cinque, tutti squadristi venuti da Milano, professionisti della violenza assoldati dai più stretti collaboratori di Benito Mussolini. L’onorevole Matteotti, il segretario del Partito Socialista Unitario, l’ultimo che in Parlamento ancora si opponeva a viso aperto alla dittatura fascista, fu sequestrato in pieno centro di Roma, in pieno giorno, alla luce del sole. Si batté fino all’ultimo, come lottato aveva per tutta la vita. Lo pugnalarono a morte, poi ne scempiarono il cadavere. Lo piegarono su se stesso per poterlo ficcare dentro una fossa scavata malamente con una lima da fabbro.

Mussolini fu immediatamente informato. Oltre che del delitto, si macchiò dell’infamia di giurare alla vedova che avrebbe fatto tutto il possibile per riportarle il marito. Mentre giurava, il Duce del fascismo teneva i documenti insanguinati della vittima nel cassetto della sua scrivania.

In questa nostra falsa primavera, però, non si commemora soltanto l’omicidio politico di Matteotti; si commemorano anche le stragi nazifasciste perpetrate dalle SS tedesche, con la complicità e la collaborazione dei fascisti italiani, nel 1944.

Fosse ArdeatineSant’Anna di StazzemaMarzabotto. Sono soltanto alcuni dei luoghi nei quali i demoniaci alleati di Mussolini massacrarono a sangue freddo migliaia di inermi civili italiani. Tra di essi centinaia di bambini e perfino di infanti. Molti furono addirittura arsi vivi, alcuni decapitati.

Queste due concomitanti ricorrenze luttuose – primavera del ’24, primavera del ’44 – proclamano che il fascismo è stato lungo tutta la sua esistenza storica – non soltanto alla fine o occasionalmente – un irredimibile fenomeno di sistematica violenza politica omicida e stragista. Lo riconosceranno, una buona volta, gli eredi di quella storia?

Tutto, purtroppo, lascia pensare che non sarà così. Il gruppo dirigente post-fascista, vinte le elezioni nell’ottobre del 2022, aveva davanti a sé due strade: ripudiare il suo passato neo-fascista oppure cercare di riscrivere la storia. Ha indubbiamente imboccato la seconda via.

Dopo aver evitato l’argomento in campagna elettorale, la Presidente del Consiglio, quando costretta ad affrontarlo dagli anniversari storici, si è pervicacemente attenuta alla linea ideologica della sua cultura neofascista di provenienza: ha preso le distanze dalle efferatezze indifendibili perpetrate dal regime (la persecuzione degli ebrei) senza mai ripudiare nel suo insieme l’esperienza fascista, ha scaricato sui soli nazisti le stragi compiute con la complicità dei fascisti repubblichini, infine ha disconosciuto il ruolo fondamentale della Resistenza nella rinascita italiana (fino al punto di non nominare mai la parola “antifascismo” in occasione del 25 aprile 2023).

Mentre vi parlo, siamo di nuovo alla vigilia dell’anniversario della Liberazione dal nazifascismo. La parola che la Presidente del Consiglio si rifiutò di pronunciare palpiterà ancora sulle labbra riconoscenti di tutti i sinceri democratici, siano essi di sinistra, di centro o di destra. Finché quella parola – antifascismo – non sarà pronunciata da chi ci governa, lo spettro del fascismo continuerà a infestare la casa della democrazia italiana.

Eventi