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Associazione Nazionale Ex Internati 
nei Lager nazisti
– Volontari della Libertà –
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GAETANO ZINI LAMBERTI 

L’avvocato Gaetano Zini Lamberti è stato il primo presidente dell’ANEI dal 1945 al 1946. In occasione del II Congresso Nazionale dell’A.N.E.I. svoltosi a Roma il 24 novembre 1946, egli pronunciò un vibrante discorso di cui riportiamo un significativo frammento: “I nostri soldati per primi nella storia hanno svolto in massa un’azione grandiosa di fede politica, […]

- MARTEDì 16 GENNAIO 2024 ORE 8.45

L’avvocato Gaetano Zini Lamberti è stato il primo presidente dell’ANEI dal 1945 al 1946. In occasione del II Congresso Nazionale dell’A.N.E.I. svoltosi a Roma il 24 novembre 1946, egli pronunciò un vibrante discorso di cui riportiamo un significativo frammento: “I nostri soldati per primi nella storia hanno svolto in massa un’azione grandiosa di fede politica, preferendo marcire per venti mesi nei Lager tedeschi piuttosto che firmare l’umiliante formula dell’adesione al nemico.
Questa formula che tutta l’Italia deve conoscere, era il passaporto per tornare in patria, in seno alla propria famiglia a curarne gli interessi, era la tessera del pane per non morire di fame. Il sacrificio dei soldati italiani, sacrificio del tutto volontario perché come tale va inteso nella sua grandiosità, ha impedito la formazione delle divisioni fasciste, che, con i settecentomila “no” essi hanno stroncato fin dal loro nascere. I cimiteri dove dormono i nostri più puri fratelli, sotto una terra ingrata, devono essere un monito a tutti noi.
L’Associazione, nata in embrione sin dal periodo clandestino, si è poi diramata in tutte le regioni d’Italia; gli ex Internati hanno capito che nella patria dolorante essi parlavano la stessa lingua e che soltanto in una libera associazione, veramente libera, che agisse sul piano locale e sul piano nazionale, essi avrebbero certamente contribuito al risorgere di una sincera democrazia. Gli ex Internati non vogliono né beneficenze né elemosine, ma che siano riconosciuti come forze indiscutibilmente sane del Paese per non aver ceduto di fronte al dovere, considerati per quell’alto patrimonio morale di cui furono e sono gelosi conservatori”.